Note 14 . L'idealismo tedesco.

(1).  Nell'idealismo la "ragione" assume un ruolo e una  dimensione
del  tutto  nuovi  rispetto  non  solo  all'illuminismo,  ma  anche
all'intera  storia della filosofia: mentre finora  la  "ragione"  
stata uno strumento della filosofia per conoscere la Verit, ora la
Ragione  viene a coincidere con la Verit stessa e con  l'Assoluto,
cio  con  il  Tutto. Per mettere in evidenza questa diversit,  la
Ragione  degli idealisti  sar scritta con la R maiuscola.   Faremo
lo  stesso con la parola Natura, che per gli idealisti  l'Assoluto
- come per Spinoza - o, comunque,  inseparabile da esso.

(2). E. Severino usa una metafora chiara per illustrare il rapporto
tra fenomeno e cosa in s nella concezione di Kant: su uno specchio
d'acqua  galleggiano  dei  fiori di ninfea  disposti  in  un  certo
ordine,  a  formare certe figure; dalla conoscenza di  questa  loro
disposizione non possiamo assolutamente far derivare la  conoscenza
della  disposizione  delle loro radici sul fondo,  ma,  per  quanto
aggrovigliati possano essere i gambi dei fiori,  innegabile che la
disposizione  di  superficie    "vincolata",  "determinata"  dalla
disposizione  sul  fondo.  Confronta  E.  Severino,   La  filosofia
moderna,  Rizzoli, Milano, 1987 3, pagine 175-176.  Vedi  anche  il
capitolo Tredici, 1, pagine 355-356.

(3). Confronta E. Severino, opera citata, pagine 205-206.

(4). Vedi capitolo Undici, 1, pagina 250.

(5). Vedi volume primo, capitolo Cinque, 9, pagina 104.

(6). Vedi capitolo Uno, 1, pagina 8.

(7).  "Con  la  parola "ideale" viene soprattutto intesa  la  forma
della  rappresentazione, chiamandosi ideale ci  che    nella  mia
rappresentazione  in  generale,  oppure  nel  concetto,  nell'idea,
nell'immaginazione, eccetera [...]" (G. W. F. Hegel, Scienza  della
logica, primo, Laterza, Bari, 1981, pagina 160).

(8).  Ibidem. Sul carattere "metaforico" dell'acqua di Talete e  in
genere  dell'arch dei primi filosofi, vedi volume primo,  capitolo
Due, 1, pagine 20-23.

(9).  Restano  fuori dalla pienezza dell'Essere il  mutevole  e  il
divenire, cio il mondo sensibile.

(10).  Per  Anassagora e le omeomerie vedi volume  primo,  capitolo
Due,  6;  per Plotino e l'emanazionismo vedi volume primo, capitolo
Dieci, 1, pagine 206 e 209.

(11). Vedi volume primo, capitolo Cinque, 5, pagine 93-94.

(12). Vedi volume primo, capitolo Cinque, 7, pagina 98.

(13).  E'  superfluo ricordare che ci sono eccezioni significative,
come ad esempio Eraclito, gli atomisti, Empedocle.

(14). Questa concezione della filosofia, che ci ha guidato sin  qui
-  e  sulla  quale  torneremo  in  maniera  pi  articolata,  anche
all'interno  di  questo  stesso  capitolo  -    rifiutata  proprio
dall'idealismo tedesco, soprattutto da quello hegeliano, che fa del
processo storico un elemento fondamentale, fino a far coincidere la
filosofia con la storia della filosofia.

(15).  L'incontro  personale  di Fichte  con  Kant  ,  in  realt,
preceduto  dalla  scoperta  del  pensiero  kantiano  attraverso  la
lettura  delle  sue  opere, soprattutto  la  Critica  della  ragion
pratica  ("Da quando ho letto la Critica della ragion pratica  vivo
in  un  altro mondo"); Fichte per rimane ancora incerto  non  solo
circa le scelte filosofiche ma anche rispetto alla scelta di fondo:
dedicarsi interamente alla filosofia oppure svolgere qualche  altra
attivit; a quasi trent'anni egli  ancora senza mestiere.  Saranno
determinanti per spingerlo a occuparsi esclusivamente di  filosofia
gli incontri e i colloqui con Kant, avvenuti a Knigsberg nel 1791.
Confronta  L.  Pareyson, Introduzione a G.  A.  Fichte,  in  Grande
Antologia  Filosofica (G. A. F.), Marzorati, Milano,  1971,  volume
diciassettesimo, pagina 851, che riporta anche la frase  di  Fichte
che abbiamo citato. Il nome di Fichte, Johann Gottlieb, corrisponde
all'italiano Giovanni Amedeo.

(16).  J.  G. Fichte, Rivendicazione della libert di pensiero  dai
Principi d'Europa che l'hanno sinora oppressa, in G. A. F., citato,
pagina 903.

(17).  J.  G.  Fichte,  Contributi per rettificare  i  giudizi  del
pubblico  sulla rivoluzione francese, in  G. A. F., citato,  pagina
905.

(18). Sia la Rivendicazione sia i Contributi sono del 1793 e furono
pubblicati anonimi.

(19). J. G. Fichte, Contributi, citato, pagina 906.

(20).  J. G. Fichte, Prima introduzione alla dottrina della scienza
[1797], in G. A. F., citato, pagina 954.

(21). Ibidem.

(22). Con "cosa" e "intelligenza" Fichte indica rispettivamente  il
dato  sensibile  (l'oggetto  dell'esperienza)  e  l'intelletto  del
soggetto.

(23). Confronta ivi, pagina 955.

(24).  Il limite netto posto da Kant  quello fra sede teoretica  e
sede  pratica:  l'intelletto non pu assolutamente oltrepassare  il
limite impostogli dal riferimento al dato sensibile; ma l'uomo,  in
sede pratica, ricorrendo appunto alla Ragione pratica, ha davanti a
s  ben  pi  vasti orizzonti e una ben pi grande  possibilit  di
agire.

(25).  J. G. Fichte, Fondazione di tutta la dottrina della  scienza
[1794], paragrafo 5, in G. A. F., citato, pagina 945.

(26).  "Noi  dobbiamo  ricercare il principio assolutamente  primo,
assolutamente  incondizionato di tutto il sapere umano.  Se  ha  da
essere  il  principio  assolutamente primo,  esso  non  pu  essere
dimostrato  o  determinato. [...] Sulla via  della  riflessione  da
porre  noi dobbiamo partire da una qualche proposizione che ci  sia
concessa  da  ognuno  senza contraddizione.  Di  tali  proposizioni
dovrebbero essercene anche parecchie. La riflessione  libera e non
ha  importanza il punto da cui essa prende le mosse. Noi  scegliamo
quello a partire dal quale la via verso il nostro fine  pi breve"
(ivi, paragrafo 1, in G. A. F., citato, pagine 912-913).

(27). Ivi, pagina 913.

(28). Ibidem. I corsivi sono di Fichte.

(29). Ibidem. Il corsivo  di Fichte.

(30). Ivi, pagina 915. I corsivi sono di Fichte.

(31).  Confronta ivi, pagine 913-914; in particolare Fichte  scrive
che  la  relazione  di identit " data all'Io  e  poich    posta
assolutamente e senza alcun fondamento ulteriore, deve essere  data
all'Io dall'Io stesso".

(32). Ivi, pagina 914.

(33).  "Ciascuno riconosce, senza dubbio, come pienamente  certa  e
indubitabile la proposizione: - A non  = A, e non v' da spettarsi
che  qualcuno ne chieda la dimostrazione" (ivi, paragrafo 2, pagina
919).

(34). Confronta ivi, pagina 920.

(35).  "Dobbiamo  pertanto fare un esperimento e  domandarci:  come
possono  A  e - A, Essere e Non-Essere, realt e negazione,  essere
pensati insieme senza che si distruggano e si sopprimano? Non   da
aspettarsi che qualcuno possa rispondere a questa domanda in  altro
modo  che  il  seguente: essi si limiteranno reciprocamente"  (ivi,
paragrafo 3, pagina 923).

(36). Ibidem.

(37). Vedi volume primo, capitolo Cinque, 4, pagine 88-90.

(38).  J. G. Fichte, Fondazione di tutta la dottrina della  scienza
[1794], paragrafo 5, in G. A. F., citato, pagina 929.

(39). Vedi pagina 407.

(40).  J.  G. Fichte, La missione del dtto [1794], Lezione  prima,
Sulla  missione  dell'uomo  in s, a cura  di  N.  Cappelletti,  Le
Monnier, Firenze, 1959, pagina 7.

(41). Ivi, pagina 8.

(42). Ivi, pagina 12.

(43).  Confronta  ivi, Lezione quarto, Sulla  missione  del  dtto,
pagine 45-57.

(44). Ivi, pagina 54.

(45).  F.  W.  J.  Schelling, ber die Natur  der  Philosophie  als
Wissenschaft. Erlangen Vortrge ["Sulla natura della  filosofia  in
quanto  scienza.  Conferenze  di Erlangen"],  in  R.  Bortot  e  V.
Milanesi  (a cura di), Georg Wilhelm Friedrich Hegel e il  concetto
di  filosofia  nel  pensiero  contemporaneo,  G.  D'Anna,  Messina-
Firenze, 1981, pagina 52.

(46). Ivi, pagine 51-52.

(47). Ivi, pagina 52.

(48). Ivi, pagine 52-53.

(49). Ivi, pagina 53.

(50).  F.  W.  J.  Schelling, Lettere filosofiche su  criticismo  e
dogmatismo,  a cura di G. Semerari, Sansoni, Firenze, 1958,  pagina
47.

(51).  Confronta ivi, pagina 55. Schelling scrive anche: "A  questa
altezza  si    innalzato  Spinoza,  quando  insegna  che  dobbiamo
rinunciare  a  tutte  le cose particolari e finite  per  innalzarci
all'Infinito. Ma anch'egli ripiomba nel baratro, quando  identifica
l'Infinito con la Sostanza, cio con una realt morta ed  immobile,
e  quando  definisce la Sostanza come unit di res cogitans  e  res
extensa:  due  pesi con cui si ricaccia la Sostanza entro  l'ambito
del Finito" (F. W. J. Schelling, ber die Natur der Philosophie als
Wissenschaft, citato, pagina 53).

(52). Ivi, pagina 52.

(53). Vedi volume primo, capitolo Dieci, 1, pagine 205-210.

(54). "Il primo effetto dell'Intelletto in essa [nella Natura]  la
separazione  delle  forze, poich solo  in  questo  modo  esso  pu
dispiegare  l'unit che in essa inconsciamente, ma necessariamente,
  contenuta, come in un seme, come nell'uomo, nel desiderio oscuro
di  produrre  qualcosa, si apre la luce quando nel caotico  ammasso
dei  pensieri,  tutti legati tra loro, ma che si  impediscono  l'un
l'altro  di affiorare, i pensieri si separano, e sorge l'unit  che
era nascosta nel fondamento e li comprende tutti in s; oppure come
nella  pianta  solo attraverso lo spiegamento e l'espansione  delle
forze  si  libera  il vincolo oscuro della gravit  e  si  sviluppa
l'unit  nascosta  nella materia separata. Infatti,  poich  questo
essere  (la  Natura originaria) non  altro che l'eterno fondamento
dell'esistenza  di  Dio,  esso deve contenere  in  s,  per  quanto
nascosta,  l'essenza di Dio, come una scintilla di vita che  brilla
nel  profondo buio. [...] Quando dunque l'Intelletto, ossia la luce
posta  nella Natura originaria, spinge il desiderio, che in  s  si
ritrae, alla separazione delle forze (all'abbandono dell'oscurit),
appunto  in questa separazione sorge l'unit compresa nel distinto,
la  nascosta scintilla di luce; per questa via nasce per  la  prima
volta  qualcosa  di  comprensibile e di  singolo,  e  non  per  una
conformazione esterna, ma perch dall'interno si produce la  forma,
giacch ci che sorge nella Natura viene formato dal di dentro,  o,
ancor  pi  esattamente,  viene risvegliato,  facendo  l'Intelletto
sorgere nel fondamento distinto l'unit nascosta, ossia l'idea" (F.
W.  J.  Schelling, Ricerche filosofiche sulla essenza della libert
umana, a cura di G. Semerari, Laterza, Bari, 1974, pagine 34-35).

(55).  F.  W. J. Schelling, Introduzione all'idee per una filosofia
della  Natura, in L'empirismo logico e altri scritti, a cura di  G.
Preti, La Nuova Italia, Firenze, 1967, pagina 47.

(56).  F. W. J. Schelling, Ricerche filosofiche sulla essenza della
libert umana, citato, pagina 33.

(57).  F.  W. J. Schelling, Introduzione all'idee per una filosofia
della Natura, citato, pagina 47.

(58).  F. W. J. Schelling, Aggiunta alla introduzione all'idee  per
una  filosofia  della  Natura, in L'empirismo  filosofico  e  altri
saggi, citato, pagina 61.

(59). F. W. J. Schelling, Sistema dell'idealismo trascendentale,  a
cura di G. Semerari, Laterza, Bari, 1965, pagina 301.

(60).  L'Io  come  principio  della  filosofia  e  La  forma  della
filosofia in generale sono del 1795; la Filosofia della rivelazione
 del 1854, lo stesso anno della morte di Schelling.

(61). F. W. J. Schelling, Ricerche filosofiche, citato, pagina 18.

(62).  Confronta  G. Semerari, Introduzione a F. W.  J.  Schelling,
Ricerche filosofiche, citato, pagina ventinovesimo.

(63).  E.  Balducci, Storia del pensiero umano, Cremonese, Firenze,
1986, volume terzo, pagina 30.

(64).  Confronta  Ch.  Helferich, G. W. Frammento  Hegel,  Metzler,
Stuttgart, 1979, pagina 51.

(65).  Briefe  von  und  an  Hegel,  Band  primo,  a  cura  di   J.
Hoffmeister, Meiner, Hamburg, 1969 3, pagine 418-419.

(66). G. W. F. Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia, a  cura
di  E.  Codignola e G. Sanna, La Nuova Italia, Firenze, 1983 [prima
edizione1945], volumeIII, tomo secondo, pagina 66.

(67).  L'inserimento  dell'idealismo  tedesco  a  conclusione   del
secondo  volume del nostro manuale non risponde solo a una esigenza
didattica (adeguarsi ai nuovi programmi e lasciare pi spazio  allo
studio  della filosofia del Novecento nell'ultimo anno),  ma  nasce
dalla  convinzione che la filosofia di Hegel sia davvero conclusiva
di un ciclo iniziato in Grecia sei secoli prima di Cristo.

(68).  G.  W.  F.  Hegel,  Lineamenti  di  Filosofia  del  Diritto,
Prefazione,  a  cura  di F. Messineo, Laterza,  Bari,  1974  [prima
edizione 1913], pagina 16.

(69).  G.  W.  F.  Hegel, Fenomenologia dello Spirito,  Prefazione,
secondo, [20], traduzione di E. De Negri, La Nuova Italia, Firenze,
1973, volume primo, pagina 15.

(70). Ibidem.

(71). In Descartes la "ragione"  identificata con il Pensiero che,
nella sua capacit di comprendere e spiegare tutte le cose (da  Dio
al mondo sensibile), ha un carattere fortemente unitario.

(72).  G.  W.  F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio, Introduzione, paragrafo 5, a cura di B. Croce,  con  una
introduzione di C. Cesa, Laterza, Bari, 1975, tomo primo, pagina 8.
Questa  definizione non  assolutamente l'unica fornita  da  Hegel,
che  usa lo stesso termine con sfumature a volte assai diverse  fra
loro;  la stessa situazione si verifica per molte parole importanti
del  linguaggio hegeliano, per cui la nostra esposizione - che  per
ovvi  motivi   non  pu tenere conto di tutta  la  ricchezza  della
filosofia di Hegel - risulter necessariamente schematica.

(73).  G.  W.  F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  prima, La scienza della  logica,  paragrafo  20,
citato,  tomo primo, pagina 36.

(74).  G.  W.  F.  Hegel, Fenomenologia dello Spirito,  Prefazione,
primo,  [16], citato, volume primo, pagina 13. Nella stessa pagina,
proprio   in   contrapposizione  alla  ricerca  di  compiutezza   e
distinzione  della  filosofia, troviamo la celeberrima  definizione
dell'Assoluto di Schelling come "la notte nella quale, come si suol
dire, tutte le vacche sono nere".

(75).  G.  W.  F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  prima, La scienza della  logica,  paragrafo  86,
citato,  tomo primo, pagina 102. Hegel aggiunge: "E' la definizione
degli Eleati".

(76). Ivi, paragrafo 87, pagina 102.

(77).  Ivi,  Parte terzo, Filosofia dello Spirito,  paragrafo  377,
citato, tomo secondo, pagina 371.

(78).  Ivi,  Parte prima, La scienza della logica,  paragrafo  213,
citato,  tomo primo, pagine 198-199. Sul significato di "principio"
vedi anche la nota 86.

(79).   Saranno  pubblicati  da  H.  Nohl  solo  nel  1907  (Hegels
Theologische   Jugendschriften,  "Scritti   teologici   giovanili",
Tbingen, 1907). Essi sono: Religione popolare e cristianesimo,  La
vita  di  Ges,  Lo  spirito del cristianesimo e  il  suo  destino,
Frammento di sistema, L'amore.

(80).  "Ho  visto l'imperatore [Napoleone Bonaparte] -  quest'anima
del  mondo  -  attraversare  a  cavallo  la  citt  per  uscire  in
ricognizione; e in realt  un'impressione straordinaria vedere  un
uomo  siffatto, che qui, concentrato in un punto, seduto a cavallo,
si  protende  sul  mondo  e  lo domina".  Si  tratta  di  un  passo
famosissimo  della  lettera  di Hegel  al  filosofo  e  pedagogista
Friedrich Immanuel Niethammer, del 13 ottobre 1806.

(81).  G.  W.  F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, Introduzione,
[5], citato, volume primo, pagina 69.

(82). "La logica  la scienza pi difficile come quella che non  ha
da  fare con intuizioni, e neppure, come la geometria, con astratte
rappresentazioni  sensibili,  ma con astrazioni  pure,  e  richiede
forza  ed  abito  di ritirarsi nel puro pensiero, tenerlo  fermo  e
muovervisi dentro. D'altra parte, potrebbe essere considerata  come
la  pi  facile, perch il suo contenuto non  altro che il  nostro
proprio  pensiero e le sue determinazioni ordinarie; e queste  sono
insieme le pi semplici e ci che vi  di elementare. Sono anche le
cose   pi   notorie:  Essere,  Niente,  eccetera,  determinatezza,
grandezza, eccetera, in s, per s, uno, molti, eccetera  Tuttavia,
questa familiarit di conoscenza produce, pi che altro, difficolt
nello  studio  della  logica; perch, da una parte,  facilmente  si
crede  che non valga la pena di occuparsi ancora una volta di  cose
cos note; dall'altra, si tratta appunto di farne la conoscenza  in
modo  affatto diverso, e anzi perfino opposto a quello in cui  sono
note"  (G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  prima, La scienza della  logica,  paragrafo  19,
citato,  tomo  primo, pagina 32). I corsivi sono di  Hegel,  tranne
l'ultimo  che    nostro. Per l'esposizione della logica  hegeliana
facciamo riferimento all'Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,    anzich   alla   Scienza   della    logica,    perch
l'Enciclopedia, la cui prima edizione fu pubblicata  nel  1817,  fu
redatta  da  Hegel  come sintesi del suo "sistema"  anche  a  scopo
didattico,  per  gli  studenti  dei suoi  corsi  all'Universit  di
Heidelberg; egli scrive infatti nella Premessa alla prima edizione:
"L'esigenza  di  mettere a disposizione dei  miei  ascoltatori  una
guida  alle  mie lezioni filosofiche,  lo stimolo pi  prossimo  a
dare  alle  stampe,  prima che non fosse la mia intenzione,  questa
panoramica della completa estensione della filosofia".

(83). Vedi pagine 441-442.

(84). Ivi, paragrafi 20-23, pagine 32-37.

(85). Ivi, paragrafo 83, pagina 97.

(86).  B.  Croce  traduce  Anfang con "cominciamento",  che  indica
l'"inizio" in maniera meno ambigua del termine "principio" che pure
 stato usato per tradurre questo concetto di Hegel.

(87).  La Fenomenologia  stata considerata dallo stesso Hegel  una
"introduzione"   al   sistema;  ma  in   Hegel   il   concetto   di
"introduzione"  deve essere chiarito. Egli stesso si  preoccupa  di
precisare  che,  come  non  c'  un'introduzione  al  nuoto   fuori
dell'acqua (si impara a nuotare solo stando nell'acqua),  cos  non
pu esserci una introduzione alla filosofia restandone fuori. Se la
filosofia  conoscenza della Verit, ogni introduzione non pu  che
essere  gi  "dentro"  la  conoscenza e  la  Verit.  Quella  della
Fenomenologia  conoscenza apparente (che ancora "non sa" di essere
conoscenza).  Hegel parte per proprio da quel tipo  di  conoscenza
perch  egli  si  sente immerso nel sapere che si  manifestato  in
oltre  duemilacinquecento anni di storia, e non pu - per superarlo
-  partire altrimenti che da esso. Quindi la Fenomenologia non  il
cominciamento, ma un punto di partenza storicamente  obbligato.  Il
luogo  "giusto"  per  collocare  la fenomenologia  all'interno  del
sistema    - come vedremo fra poco - dopo la Logica e la Filosofia
della  Natura,  all'interno della Filosofia dello  Spirito.  Questo
spiega  perch la Logica  un cominciamento senza nulla  dietro  di
s: ci che storicamente la precede (Fenomenologia) all'interno del
sistema, in realt la segue.

(88).  G.  W.  F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  prima, La scienza della  logica,  paragrafo  86,
citato, tomo primo, pagina 101.

(89).  Confronta ivi, paragrafo 87, pagina 102. Qui abbiamo  citato
dal  corrispondente paragrafo 40 della prima edizione [1817] perch
la  traduzione  ci sembra pi chiara (G. W. F. Hegel,  Enciclopedia
delle  scienze filosofiche in compendio, prima edizione, a cura  di
A. Tassi, Cappelli, Bologna, 1985, pagina 46).

(90).  G.  W.  F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  prima, La scienza della  logica,  paragrafo  89,
citato, tomo primo, pagina 108.

(91).  Confronta ivi, paragrafo 88, pagine 107-108. Il  riferimento
alle considerazioni degli antichi  ad Aristotele, Phys., primo,  8
(191 a, 26).

(92). Ivi, paragrafo 48, pagina 58.

(93). Confronta ivi, paragrafo 115, pagine 126-127.

(94). Vedi volume primo, capitolo Sei, 5, pagina 132.

(95). Confronta ivi, paragrafo 163, pagina 161.

(96). Ivi, paragrafo 213, pagina 198.

(97). Ibidem.

(98).  Ibidem. Anche per Platone, ovviamente, "tutto  il  reale"  
contenuto  nell'Idea (Idea di Bene) che ne rappresenta la  sintesi.
Ma  da  questa sintesi  escluso il mondo "non ideale", la  Natura,
che invece  inclusa nell'Idea hegeliana, anzi, coincide con essa.

(99).  Confronta  ivi,  paragrafo 86,  pagina  102:  "L'Assoluto  
l'Essere".

(100).  Confronta  ivi, paragrafo 112, pagina  123:  "L'Assoluto  
l'essenza".

(101).  Confronta ivi, paragrafo 213, pagina 198:  "La  definizione
dell'Assoluto, che l'Assoluto  l'Idea,  essa stessa assoluta".

(102).  R. Blanch, ad esempio, nella sua opera La logica e la  sua
storia, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1973, dedica alla Scienza  della
logica  di Hegel undici righe alla pagina 286, e ricorda  che  "Gli
storici  della logica, quando non preferiscono ignorarla, giudicano
severamente  questa  [quella  degli  idealisti]  deviazione   dalla
logica:  "il  curioso miscuglio di metafisica ed epistemologia  che
veniva  presentata come logica", dice W. Kneale; e  Jrgensen:  "le
numerose eccentricit dialettiche dell'ultima logica romantica  che
 assolutamente dannoso chiamare con il nome di logica"".

(103).   Per   indicare   le   tappe   di   questo   processo    di
autostrutturazione dell'Assoluto Hegel usa un "gergo"  che  affonda
le  sue radici nella scolastica medievale: egli definisce in s (an
sich)  il  punto  di  partenza;  per s  (fr  sich)  l'alienazione
nell'opposto; in s e per s (an und fr sich) il punto  di  arrivo
in  cui c' la piena consapevolezza di tutta la realt, dal momento
che  nell'in  s e per s sono conservati e unificati l'in  s  del
soggetto  e il per s dell'oggetto. Ad esempio, l'albero  in  s  
l'idea  astratta di albero; l'albero per s  le radici, il tronco,
i  rami, le foglie, i fiori e i frutti; l'albero in s e per  s  
l'albero  come  unit concreta e vivente di radici,  tronco,  rami,
foglie,  fiori  e frutti. Naturalmente il soggetto per  eccellenza,
cui la filosofia deve riferire questa unit dinamica,  l'Assoluto;
nella scolastica medievale  Dio, il Dio del cristianesimo che  ad
un  tempo  unit e molteplicit: Uno e Trino. Abbiamo gi accennato
all'importanza  che  pu avere avuto nella formazione  del  sistema
hegeliano  l'influenza  del  cristianesimo;  qui  ci  limitiamo   a
ricordare  anche  il problema della definizione  del  rapporto  del
Figlio  con  il  Padre  e con lo Spirito, che  diede  origine  alla
"questione  cristologica" e alle prime grandi  eresie  (arianesimo,
monofisismo),  e  poi  alla medievale "questione  trinitaria".  Sul
"gergo"  hegeliano  confronta E. De Negri,  Introduzione  a  G.  W.
F.  Hegel,  I  princip,  La  Nuova Italia,  Firenze,  1974  [prima
edizione   1940],  pagine  sesto-decima.  Sulla  difficolt   della
filosofia   e   del   linguaggio  hegeliano      interessante   la
testimonianza di Andreas Gabler, che di Hegel fu discepolo a Jena e
successore  della cattedra di filosofia a Berlino: "Del  resto  per
quasi  tutti noi la nuova filosofia allora era un grande e  confuso
caos in cui tutto doveva ancora ordinarsi e trovare una forma,  era
un  vortice generale e una vertigine in cui tutto precipitava [...]
ed    chiaro  che  con la negazione di tutto il  modo  di  pensare
precedente  anche  il  suo linguaggio e la sua  terminologia  erano
estranei  e inconsueti cos come questa filosofia stessa"  (in  Ch.
Helferich, opera citata, pagina 37).

(104). G. W. F. Hegel, Scienza della logica, quarto, 46.

(105).  G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte secondo, Filosofia della Natura,  paragrafo  247,
citato, tomo primo, pagina 221.

(106). Confronta ivi, paragrafi 79-82, pagine 96-97.

(107).  L'opposizione  della  dialettica  hegeliana    netta   nei
confronti  di  quella  sofistica  e  di  quella  kantiana,  fondate
entrambe sull'assoluta inconciliabilit fra tesi e antitesi. Con la
dialettica   platonica,   invece,    possibile   individuare   una
importante  concordanza: sia Platone sia Hegel fanno coincidere  la
dialettica con la struttura della realt.

(108).  Quello della filosofia moderna  - per Hegel - un "cattivo"
infinito: il "buono" infinito  quello dell'Assoluto, chiuso in s,
nel   suo  movimento  circolare  e,  quindi,  in  qualche  modo   e
paradossalmente, finito.

(109).  Sulla  preferenza di Hegel per Keplero a danno  di  Newton,
confronta,  ad esempio, G. W. F. Hegel, Enciclopedia delle  scienze
filosofiche  in compendio, Parte secondo, Filosofia  della  Natura,
paragrafi 266-271, citato, tomo primo, pagine 244-261.

(110). Nel movimento circolare niente va perduto.

(111).  G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  prima, La scienza della  logica,  paragrafo  84,
citato, pagina 99.

(112). Ivi, paragrafo 158, pagina 155.

(113). Ivi, paragrafo 213, pagina 198.

(114).  Confronta  ivi,  Parte  secondo,  Filosofia  della  Natura,
paragrafo 252, citato, tomo primo, pagine 226-227.

(115). Confronta ivi, paragrafi 272-336, pagine 263-333.

(116). Confronta ivi, paragrafo 337, pagina 335.

(117). Ivi, paragrafo 338, pagina 336.

(118). Ivi, paragrafo 341, pagina 338. Hegel aggiunge: "Sulla terra
e  specialmente sul mare, come possibilit reale della vita, erompe
in  ogni  punto,  in apparizioni infinite, la vitalit  puntuale  e
passeggera: licheni, infusori, una quantit immensurabile di  punti
fosforescenti nel mare".

(119). Confronta ivi, paragrafo 346-349, pagine 341-343.

(120). Confronta ivi, paragrafo 351, pagina 344.

(121). Vedi pagina 429, nota 80.

(122). A. Manzoni, Il 5 maggio, versi 25-26.

(123). Vedi pagina 438.

(124). Vedi pagina 426.

(125).  G.  F. W. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte secondo, Filosofia della Natura,  paragrafo  375,
citato, tomo primo pagina 367.

(126). Ivi, paragrafo 376, pagina 368.

(127). " Lo Spirito, che si svolge nella sua idealit,  lo Spirito
in  quanto  conoscitivo.  Ma il conoscere qui  non  vien  concepito
meramente  come  nella determinazione dell'Idea in  quanto  logica
[...];  sibbene  nel modo in cui lo Spirito concreto  si  determina
alla   coscienza"  (ivi,  Parte  terzo,  Filosofia  dello  Spirito,
paragrafo 387, citato, tomo secondo, pagina 379).

(128). Confronta ivi, paragrafo 385, pagine 375-376.

(129). Ivi, paragrafo 388, pagina 381.

(130).  "  L'anima   soltanto il sonno dello Spirito,  -  il  nos
passivo  di  Aristotele, che, sotto l'aspetto della possibilit,  
Tutto" (ivi, paragrafo 389, pagina 381).

(131). Confronta ivi, paragrafo 412, pagina 416.

(132). Vedi pagina 414.

(133). Vedi pagina 430.

(134).  G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  terzo, Filosofia dello Spirito,  paragrafo  416,
citato, tomo secondo, pagina 419.

(135). Ivi, paragrafo 417, pagina 420.

(136).  V.  Verra,  Introduzione a Hegel, Laterza,  Bari,  1994  5,
pagina 47.

(137). Nella Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio la
descrizione  di  questi passaggi  relativamente  sintetica  (nella
prima  edizione  Hegel  le  dedica i  paragrafi  dal  307  al  399,
nell'ultima  quelli dal 387 al 482), mentre era  stata  oggetto  di
un'ampia trattazione nella Fenomenologia dello Spirito, nella quale
il  passaggio dall'autocoscienza alla Ragione  illustrato  con  le
celebri  figure  della dialettica servo-signore,  dello  stoicismo,
dello  scetticismo e della coscienza infelice. La scelta  fatta  da
Hegel di trascurare queste figure nell'esposizione organica del suo
sistema  dimostra che esse non sono rilevanti rispetto  al  sistema
stesso;  ma,  dato  che costituiscono uno dei punti  preferiti  dal
dibattito su Hegel sia nel diciannovesimo sia nel ventesimo secolo,
vi accenniamo brevemente. La dialettica servo-signore  esposta nei
paragrafi  13-31  della  Fenomenologia:  quando  due  uomini   (due
autocoscienze  individuali)  si  incontrano  ed  entrambi  vogliono
dall'altro   il   riconoscimento  della  propria   libert,   sorge
necessariamente  un conflitto, uno scontro che  pu  portare  anche
alla  morte. Se lo scontro si concludesse con la morte di  uno  dei
due, esso sarebbe vano ai fini del "riconoscimento" cercato, perch
per il sopravvissuto non ci sarebbe differenza fra il rivale morto,
l'animale  ucciso durante la battuta di caccia o  il  frutto  clto
dall'albero. Il riconoscimento reciproco delle due autocoscienze ci
sar  solo  se  i  due contendenti restano in vita;  perch  questo
accada   necessario che uno dei due, di fronte al rischio mortale,
si ritiri dallo scontro: egli acquister un'autocoscienza da servo,
nel  senso  che  egli  ammette che il proprio desiderio  di  essere
riconosciuto  come autocoscienza  inferiore a quello  del  rivale,
che   pu   acquisire   cos  un'autocoscienza   da   signore.   Il
riconoscimento  del signore sembra averlo liberato  definitivamente
dal  legame con la Natura: egli  finalmente un soggetto libero che
si  riconosce  ed  riconosciuto come tale. In realt,  il  signore
mantiene  un legame con la Natura attraverso il servo:  il  signore
pu godere della sua libert solo perch consuma i prodotti che gli
fornisce  il  servo.  Il vero negatore dialettico  della  Natura  -
conclude Hegel -  il servo, perch egli, a contatto diretto con la
Natura,   attraverso  il  lavoro  la  trasforma.  Quindi  la   vera
autocoscienza  dell'indipendenza dell'uomo dalla Natura  nasce  nel
servo. Questo tipo di autocoscienza trova un'espressione filosofica
nello  stoicismo (paragrafi 33-36 della Fenomenologia), che afferma
la  libert dell'autocoscienza come pensiero, al di l del rapporto
servo-signore:  "il  suo operare non  n quello  del  signore  che
trova la propria verit nel servo, n quello del servo che trova la
propria  verit  nella volont del signore e nel servizio  resogli;
anzi il suo operare  di essere libera sul trono e in catene" (ivi,
paragrafo 34, citato, tomo primo, pagina 167). Lo stoicismo,  per,
pur  ignorando l'oggettivit della Natura (la libert  non  dipende
dalle condizioni oggettive e si pu essere liberi anche in catene),
lascia che la Natura sussista come oggetto. La messa in discussione
e   la   negazione  dell'oggettivit  della  Natura  si  ha   nello
scetticismo (paragrafi 37-41 della Fenomenologia), che   negazione
di  ogni  certezza,    una continua contraddizione,  che,  proprio
perch  nega  ogni realt esterna, vive tutta dentro  il  soggetto:
l'autocoscienza  dello  scettico    la  coscienza  della   propria
contraddittoriet  interna. La coscienza di  questa  contraddizione
interna  al soggetto, non ancora ricondotta a unit,  la coscienza
infelice   (paragrafi  42-57  della  Fenomenologia).  La  coscienza
infelice  coglie  nella propria contraddizione  il  proprio  essere
mutabile e quindi si proietta verso un immutabile che, per,  sente
inconciliabile con s, al di l di s; si sente dipendente da esso,
permane  quindi  nella condizione di infelicit ed esprime  il  suo
rapporto  con  l'immutabile nella devozione; spinta  dal  desiderio
dell'immutabile, la coscienza infelice lo cerca in un  singolo,  in
"alcunch   di   effettuale:  oggetto  della   immediata   certezza
sensibile" (ivi, paragrafo 52, pagina 181); ma quello che  trova  
soltanto  un  "sepolcro",  perch   assurdo  cercare  l'al  di  l
realizzato in un oggetto della certezza sensibile. In altre parole:
la coscienza infelice vede Dio (l'Assoluto) incombente su di s, ma
irraggiungibile,  separato  da  s  da  una  distanza  incolmabile.
L'unica  possibilit  di  conciliazione con  l'immutabile    nella
dimensione ascetica in cui la coscienza singola rinuncia al suo Io,
vede   nel   mondo  un  "dono  che  vien  dal  di  fuori,  concesso
dall'immutabile  alla  coscienza, affinch  ne  faccia  uso"  (ivi,
paragrafo  55,  pagina 183). La coscienza si  finalmente  liberata
dal  mondo  e,  quindi,  dalla contraddizione  che  la  lacerava  e
dall'infelicit  (confronta ivi, paragrafo 65, pagine  188-189).  A
questo  punto  avviene una sorta di miracolo: la  rinuncia  dell'Io
mutevole e singolo a se stesso - cio la rinuncia a volere  operare
una  riunificazione  con l'immutabile e il  riconoscimento  che  il
mondo  il frutto dell'operare e del volere dell'Altro (immutabile)
-    in realt un'operazione del singolo che "pone il volere  come
Altro" e, pi precisamente, "pone il volere come di un non-singolo,
anzi   di   un   universale"  (ivi,  paragrafo  65,  pagina   189).
L'universale non  al di l del singolo, ma in lui: egli scopre  in
s  la rappresentazione della Ragione, cio la possibilit di farsi
universale,  "di  essere ogni realt" (ivi,  paragrafo  65,  pagina
190).

(138).  G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  terzo, Filosofia dello Spirito,  paragrafo  436,
citato, tomo secondo, pagina 428.

(139). Ibidem.

(140). Ivi, paragrafo 482, pagina 473.

(141).  Al secondo dei due paragrafi che Hegel dedica allo  Spirito
libero  (il  482)   aggiunto un commento in cui, fra  l'altro,  si
legge:  "[...] allorch gli individui e i popoli hanno accolto  una
volta  nella loro mente il concetto astratto della libert  per  se
stante, nient'altro ha una forza cos indomabile; appunto perch la
libert    l'essenza propria dello Spirito, e cio la  sua  realt
stessa. Intere parti del mondo, l'Africa e l'Oriente, non hanno mai
avuto  questa  Idea,  e non l'hanno ancora: i  Greci  e  i  Romani,
Platone  e  Aristotele, e anche gli stoici non l'hanno avuta:  essi
sapevano,  per  contrario, soltanto che l'uomo   realmente  libero
merc  la nascita (come cittadino ateniese, spartano, eccetera),  o
merc  la forza del carattere e la cultura, merc la filosofia  (lo
schiavo, anche come schiavo e in catene,  libero). Questa  Idea  
venuta  al  mondo  per  opera  del  Cristianesimo;  per  il   quale
l'individuo  come  tale ha valore infinito, ed  essendo  oggetto  e
scopo  dell'Amore  di Dio,  destinato ad avere relazione  assoluta
con  Dio come Spirito, e far che questo Spirito dimori in lui: cio
l'uomo  in s destinato alla somma libert [...]" (ivi, pagine 473-
474).

(142).  Come  l'Enciclopedia, anche i Lineamenti di  Filosofia  del
Diritto  furono concepiti da Hegel come un "compendio" con finalit
prevalentemente    didattiche:   "L'occasione    immediata    della
pubblicazione di questo compendio  il bisogno di dar  in  mano  ai
miei  uditori una traccia delle lezioni che, in adempimento al  mio
ufficio  [di professore nell'Universit di Berlino], tengo  intorno
alla   Filosofia  del  Diritto.  Questo  trattato    uno  sviluppo
ulteriore e, in particolare, pi sistematico dei medesimi  concetti
fondamentali  che,  su  questa  parte  della  filosofia,  sono  gi
contenuti  nell'Enciclopedia delle scienze filosofiche (Heidelberg,
1817),  gi  da  me destinata alle mie lezioni" (G.  W.  F.  Hegel,
Lineamenti  di  Filosofia del Diritto, Prefazione,  a  cura  di  F.
Messineo,  citato, pagina 3). Hegel si riferisce ai paragrafi  402-
452  dell'edizione  di Heidelberg dell'Enciclopedia,  ampliati  nei
paragrafi  483-552  della terza edizione. Anche i  Lineamenti  sono
strutturati in paragrafi (360) e annotazioni.

(143).  G.  W.  F.  Hegel,  Lineamenti di  Filosofia  del  Diritto,
paragrafo 52, citato, pagina 72.

(144). Ivi, paragrafo 50, pagina 71.

(145). Confronta ivi, paragrafo 65, pagina 83.

(146). Ivi, paragrafo 48, pagina 69.

(147).  Ibidem.  Anche  nell'Annotazione  al  paragrafo  57   Hegel
considera  il  problema della schiavit, analizzando dal  punto  di
vista  storico le due opposte posizioni su di essa (quella  che  ne
afferma  la legittimit e quella che la ritiene un torto assoluto);
entrambe  -  sostiene Hegel - partono da una visione unilaterale  e
parziale  dell'uomo: la prima considera l'uomo esclusivamente  come
"essenza naturale", la seconda "tien fermo il Concetto dell'uomo in
quanto  Spirito, in quanto libero in s; ed  unilaterale  in  ci,
che  prende l'uomo come libero per natura". La contraddizione nasce
dal  fatto  che  in  entrambi  i casi  il  "pensiero  formalistico"
"sostiene e afferma i due momenti di un'Idea separatamente ciascuno
per  s".  Il  superamento della contraddizione non potr  comunque
avvenire  su  un terreno esclusivamente morale (di condanna  morale
della  schiavit):  ci  che  rende vera  l'Idea  della  libert  e
consentir  un  rifiuto scientifico della schiavit  si  avr  solo
quando  l'Idea  della libert si far realmente  Vera  nello  Stato
(confronta ivi, paragrafo 57, pagine 75-77).

(148). Ivi, paragrafo 66, pagina 83.

(149). Vedi capitolo Dodici, 4, pagina 294.

(150).  Confronta  G.  W.  F. Hegel, Lineamenti  di  Filosofia  del
Diritto, paragrafo 29, citato, pagine 52-53.

(151). "La citata definizione del diritto [Hegel si riferisce  alla
frase  di  Kant] contiene l'opinione, diffusa particolarmente  dopo
Rousseau,  secondo  la  quale  il  volere  deve  essere  fondamento
sostanziale e primo principio, non in quanto  razionale  in  s  e
per  s,  lo  Spirito, non in quanto Spirito  vero,  ma  in  quanto
individualit  particolare, in quanto volont del singolo  nel  suo
particolare arbitrio. Secondo tale principio, una volta accolto, il
razionale  certamente  pu apparire soltanto  come  limitativo  per
questa  libert;  del  pari,  non come  razionalit  immanente,  ma
soltanto come universale esterno, formale. Del pari, quella  veduta
  sprovvista  di  ogni pensiero speculativo, ed    rigettata  dal
concetto  filosofico, in quanto essa ha prodotto,  nei  cervelli  e
nella  realt, fenomeni, la cui orribilit ha un parallelo soltanto
nella  superficialit del pensiero, sulla quale essi si  fondavano"
(ivi, pagina 53).

(152). Ivi, paragrafo 30, pagina 53.

(153). V. Verra, opera citata, pagina 136.

(154).  G.  W.  F.  Hegel,  Lineamenti di  Filosofia  del  Diritto,
paragrafo 106, citato, pagina 117.

(155). Ivi, paragrafo 135, pagina 139.

(156).  G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  terzo, Filosofia dello Spirito,  paragrafo  503,
citato, tomo secondo, pagina 485. Il corsivo  nostro.

(157).  G.  W.  F.  Hegel,  Lineamenti di  Filosofia  del  Diritto,
paragrafo 137, citato pagina 142.

(158).  G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  terzo, Filosofia dello Spirito,  paragrafo  513,
citato, tomo secondo, pagina 490.

(159). Ivi, paragrafo 519, pagina 493.

(160).  "Il  matrimonio  si scioglie essenzialmente  in  forza  del
momento naturale, che  la morte dei coniugi" (ivi, paragrafo  522,
pagina 493).

(161).  Confronta  ivi, paragrafo 520, pagina  493.  Ovviamente  ai
tempi   di  Hegel  non  era  nemmeno  immaginabile  un  regime   di
"separazione dei beni": si pensi a quanti matrimoni si realizzavano
per  mantenere  o ingrandire la propriet e a quante  ragazze  sono
finite in convento perch la propriet non venisse divisa.

(162). Confronta ivi, paragrafo 521, pagina 493.

(163). Confronta ivi, paragrafo 523, pagina 494.

(164). Confronta ivi, paragrafo 524, pagine 494-495.

(165).  Per capire queste affermazioni di Hegel possiamo pensare  a
un  bisogno  molto  elementare: quello di  difendersi  dai  fattori
climatici  e di avere un rifugio protetto (il bisogno della  casa).
Questo  bisogno pu essere soddisfatto "prendendo possesso" di  una
grotta.  Se  io,  invece,  mi  devo  rivolgere  al  "mercato  delle
abitazioni", scinder il mio generico bisogno di casa in una  serie
di  altri  bisogni, quali le dimensioni, l'ubicazione, i  materiali
usati  e  cos  via.  Questi bisogni sono  "astratti"  rispetto  al
bisogno naturale e "concreto" di avere una casa.

(166). Restando nell'esempio dell'abitazione, vediamo che una  casa
complessa  richiede il concorso del lavoro di pi specialisti  (dal
muratore al carpentiere, dal falegname al fabbro, e cos via).

(167).  L'operaio che, anzich costruire l'intera casa con tutti  i
suoi componenti, si specializza, ad esempio, nella fabbricazione di
porte,  si trova di fronte un lavoro "pi facile" e potr  produrre
di  pi,  ma  l'unica  cosa che poi sa fare  quella  di  costruire
porte.

(168).  Hegel  parla  in  realt di  "stati"  (Stnde)  secondo  la
terminologia allora in uso (si pensi alla Francia prerivoluzionaria
e ai suoi tre "stati"). Si deve comunque sottolineare che per Hegel
l'appartenenza a una classe (stato) dipende non dalla  nascita,  ma
dal modo di procurarsi i mezzi di sussistenza, cio dall'economia.

(169).  Per l'analisi del sistema dei bisogni, della divisione  del
lavoro e della divisione della societ in classi, confronta  G.  W.
F.  Hegel,  Enciclopedia  delle scienze filosofiche  in  compendio,
Parte  terzo,  Filosofia dello Spirito, paragrafi 524-528,  citato,
pagine  494-496;  confronta  anche i Lineamenti  di  Filosofia  del
Diritto, paragrafi 189-208, citato, pagine 194-206.

(170).  Confronta  G.  W.  F.  Hegel,  Enciclopedia  delle  scienze
filosofiche  in  compendio, Parte terzo, Filosofia  dello  Spirito,
paragrafi   533-534,  citato,  pagine  501-502;   confronta   anche
Lineamenti  di  Filosofia del Diritto, paragrafi  230-249,  citato,
pagine 224-233.

(171).  G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  terzo, Filosofia dello Spirito,  paragrafo  535,
citato, pagina 503.

(172). Confronta ivi, paragrafi 535-539, pagine 503-505.

(173). Confronta ivi, annotazione al paragrafo 539, pagine 505-508.

(174). Confronta  ivi, paragrafo 545, pagine 517-518.

(175). Ivi, paragrafo 547, pagina 518.

(176).  Confronta P. Rossi, Storia universale e geografia in Hegel,
Sansoni, Firenze, 1975, pagina 2.

(177).  G.  W.  F.  Hegel,  Lineamenti di  Filosofia  del  Diritto,
paragrafo 360, citato, pagina 340.

(178).  G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  terzo, Filosofia dello Spirito,  annotazione  al
paragrafo 549, citato, pagina 523.

(179).  G.  W.  F.  Hegel,  Lineamenti di  Filosofia  del  Diritto,
Prefazione, citato, pagina 16.

(180). La concezione hegeliana della storia ha trovato espressione,
oltre che nella Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio
e  nei  Lineamenti della Filosofia del Diritto, nelle lezioni sulla
filosofia  della  storia, che Hegel tenne dal  1822-23  al  1830-31
all'Universit di Berlino, raccolte e pubblicate postume  nel  1837
(Vorlesungen  ber  die  Philosophie  der  Geschichte,   traduzione
italiana, in quattro volumi, Lezioni sulla Filosofia della  Storia,
a  cura  di G. Calogero e C. Fatta, La Nuova Italia, Firenze,  1973
[prima edizione 1941]). Per un primo approccio al problema -  oltre
alle  pagine dell'Enciclopedia - si rimanda al gi citato P. Rossi,
Storia  universale  e geografia in Hegel, che  contiene  anche  una
significativa scelta antologica di pagine hegeliane sull'argomento.

(181).  Confronta  G.  W.  F.  Hegel,  Enciclopedia  delle  scienze
filosofiche  in  compendio, Parte terzo, Filosofia  dello  Spirito,
paragrafo 562, pagina 542 e paragrafo 554, pagina 537.

(182).  "L'arte, in quanto si occupa del vero come oggetto assoluto
della  coscienza,  appartiene anch'essa alla sfera  assoluta  dello
Spirito,  trovandosi  perci  per il  suo  contenuto  sul  medesimo
terreno  della Religione nel senso specifico del termine,  e  della
Filosofia. Infatti anche la Filosofia non ha altro oggetto che  Dio
ed    cos  essenzialmente  teologia razionale  e,  in  quanto  al
servizio  della  Verit, culto perenne. Data questa uguaglianza  di
contenuto, i tre regni dello Spirito Assoluto si differenziano solo
per  le  forme  in cui essi portano a conoscenza il  loro  oggetto,
l'Assoluto"  (G. W. F. Hegel, Lezioni di Estetica,  a  cura  di  N.
Merker e N. Vaccaro, Feltrinelli, Milano, 1978, pagina 525).

(183). Confronta ivi, paragrafo 554, pagina 534.

(184). Confronta ivi, paragrafo 557, pagina 539.

(185). Ivi, paragrafo 561, pagina 541.

(186). Ivi, paragrafo 558, pagina 539.

(187). Ivi, paragrafo 562, pagina 542.

(188). Ivi, paragrafo 564, pagina 584.

(189). Ivi, paragrafo 572, pagina 592.

(190).  Confronta  G.  W.  F.  Hegel,  Enciclopedia  delle  scienze
filosofiche  in  compendio, Parte terzo, Filosofia  dello  Spirito,
paragrafo 567, pagina 547.

(191).  Hegel  tenne  quattro corsi di  filosofia  della  religione
all'Universit di Berlino (1821, 1824, 1827 e 1831). Il manoscritto
hegeliano  relativo al corso del 1821 e gli appunti degli  studenti
per  gli altri corsi costituiscono le Lezioni sulla Filosofia della
Religione.

(192).  Nell'Enciclopedia,  nella sezione  dello  Spirito  Assoluto
dedicata  alla  Religione, Hegel parla solo di  Religone  rivelata.
Confronta paragrafi 564-571, pagine 545-550.

(193). Confronta V. Verra, Introduzione a Hegel, citato, pag 181.

(194). Parmenide, Poema sulla Natura, frammento 3.

(195).  G.  W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche  in
compendio,  Parte  terzo, Filosofia dello Spirito,  paragrafo  574,
pagina 564.

(196).  Per  l'esattezza i paragrafi 572-577 della terza  edizione,
pagine 550-567.

(197).  Hegel tenne corsi di storia della filosofia a  Jena  (1805-
1806), a Heidelberg (1816-1817, 1818-1819) e a Berlino (1819, 1820-
1821, 1823-1824, 1825-1826, 1827-1828, 1829-1830).

(198).  G. W. F. Hegel, Lezioni di Storia della Filosofia,  quarto,
188.

(199).  Confronta  G. W. F. Hegel, Introduzione alla  storia  della
filosofia,   Parte  secondo, capitolo terzo, Laterza,  Bari,  1971,
pagine 134-141.

(200). Il termine "postmoderno" vuole indicare una frattura  e  una
continuit:  ci  che viene dopo il moderno   qualcosa  di  nuovo,
anzi,  spesso di completamente nuovo; per, lasciando moderno  come
riferimento  -  non  solo cronologico - si vuole  sottolineare  che
anche  nei secoli diciannovesimo e ventesimo (postmoderni, appunto)
non  possibile perdere di vista il moderno che in essi continua ad
operare.

(201). L. Pareyson, Conclusione a G. W. F. Hegel, Introduzione alla
storia della filosofia, Laterza, Bari, 1971 6, pagine 149-150.
